Identità visiva
Salman Rushdie dice che "il guaio del Taj Mahal è che è stato coperto da così tanti significati da essere quasi impossibile da vedere". Ai significati il Museo del Novecento ha, per lungo tempo, sovrapposto una serie di cesate, steccati, schermi che ci hanno privato di questa scatola chiusa nata per mostrare.
Siamo partiti dalle collezioni ospitate, dalla storia dello spazio occupato, dalla sua nuova architettura, per generare una veste significante alla comunicazione del nuovo Museo del Novecento.
La necessità immediata è stata quella di intervenire sul Museo come scatola chiusa, rendendo esplicita la zona di dialogo tra un dentro e un fuori. La lunga e ricca storia di opere e acquisizioni impone uno sguardo al passato e una proiezione al futuro; i riferimenti visivi della città e del suo vissuto urbano devono coniugarsi con il ruolo europeo e internazionale; il progetto dello spazio museale costringe nello stesso luogo necessità di protezione e apertura, di conservazione ed esposizione. Da subito la composizione di questi riferimenti opposti ci è sembrata "critica" e, la sua rappresentazione, una sfida interessante.

Massimo Pitis