La storiaUn simile museo mancava a Milano dal 1998, quando il CIMAC (Civico Museo di Arte Contemporanea) al secondo piano di Palazzo Reale venne chiuso e mai più riaperto; le opere quindi furono temporaneamente allestite al Palazzo della Permanente o in mostre a Palazzo Reale.
Tuttavia, la storia delle civiche raccolte artistiche, che ebbe origine sin dagli anni trenta dell’Ottocento dalle cospicue donazioni di cittadini benemeriti, inizia nel 1903 quando fu istituita la Galleria d'Arte Moderna. Destinata ad accogliere le ormai ricche raccolte d'arte contemporanea. La Galleria d’Arte moderna venne dapprima ospitata nella Sala della Balla del Castello Sforzesco; solo nel 1921 la raccolta viene trasferita in una sede più grande, presso la Villa Reale di via Palestro, ceduta al Comune dalla casa regnante l'anno precedente, dove ora è visitabile la GAM che raccoglie le opere del XIX secolo. Nel periodo tra le due guerre, il direttore Giorgio Nicodemi tesse una serie di rapporti tra l’istituzione pubblica e le gallerie private milanesi, quali la Galleria Milano e la Gian Ferrari, lqa Società per le Belle Arti e la Biennale di Venezia, dalle quali provengono svariate opere delle collezioni oggi esposte. Le attività di esposizione e acquisizione si interrompono durante gli anni della guerra, quando le opere vengono messe in sicurezza nei depositi del Castello e in parte trasportate in Umbria, a Sondalo e a Belgioioso.
Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1954, inaugura in via Palestro, accanto alla Villa Reale, il Padiglione d'Arte Contemporanea, progettato da Ignazio Gardella e sostenuto dalla fondamentale collaborazione dell’allora Soprintendente Fernanda Wittgens. Inizialmente pensato per accogliere le opere d’arte del Novecento, la struttura architettonica del PAC si dimostrò più adatta ad ospitare mostre temporanee che non il museo d'arte contemporanea fino ad allora tanto ambito.
Solo con il progetto del futuro CIMAC (Civico Museo d'Arte Contemporanea) voluto dalla direttrice Mercedes Garberi, si inizia a pensare ad una sede specifica per le collezioni. Sin dai primi anni settanta, la direttrice Garberi avvia una cospicua campagna acquisti, in collaborazione con Zeno Birolli, Vittorio Gregotti e Germano Celant. Dal 1969 le raccolte si arricchiscono di alcuni fondi di Carlo Carrà, Marino Marini, Fausto Melotti, Atanasio Soldati, Lucio Fontana, in aggiunta a una serie di opere di artisti contemporanei e dell’importante donazione di oltre duemila opere dei coniugi Antonio Boschi e Marieda Di Stefano.
Il CIMAC, aperto nel 1984 in una sede provvisoria al secondo piano di Palazzo Reale, presenta al pubblico una selezione di circa quattrocento opere che presentavano il panorama dell’arte italiana del XX secolo, allestite in trentasette piccole stanze progettate dallo Studio helg e Piva in collaborazione con BBPR. L’apertura del museo evidenzia da subito l’inadeguatezza di quegli spazi espositivi, troppo piccoli, di quelli destinati a depositi, che non garantivano condizioni ottimali per la conservazione e, non meno la scarsità delle risorse economiche a disposizione. Da qui, la decisione nel 1998 di chiudere il museo, in concomitanza dei lavori di ristrutturazione di Palazzo Reale.
Nel 2000 la decisione di riconvertire gli spazi dell’Arengario a Museo del Novecento, a opera dell’allora assessore Salvatore Carrubba in accordo con il direttore Centrale Cultura Alessandra Mottola Molfino e con il Direttore delle Civiche Raccolte d’Arte Maria Teresa Fiorio, porta al concorso internazionale, vinto dal gruppo Rota (Italo Rota e Fabio Fornasari). I lavori di ristrutturazione dell’Arengario sono cominciati nel 2007 e si sono conclusi tre anni dopo con l’apertura del nuovo museo.
Il lungo periodo di non esposizione ha permesso l’ordinamento, lo studio sistematico e il restauro del patrimonio destinato al museo.
Il nuovo Museo del Novecento restituisce ai cittadini le proprie collezioni e conferisce il giusto riconoscimento a quei collezionisti, galleristi e istituzioni che nel corso di più di un secolo hanno collaborato a formare una delle più importanti raccolte di arte italiana del XX secolo, testimone del periodo forse più creativo e fertile della città di Milano.

