finmeccanicaLa grande arte del secolo breve

Inaugurato a dicembre nel cuore di Milano, il museo del novecento ospita circa quattrocento opere che descrivono un secolo percorso dall’innovazione.

Il direttore marina pugliese racconta un luogo che si propone di “generare pluralità di visioni e capacità critica”. Finmeccanica, tra i main sponsor, ha esposto all’esterno, in un’area dedicata, alcuni protagonisti d’avanguardia del volo di ieri

Lo scorso 6 dicembre Milano ha festeggiato l’apertura del Museo del Novecento. Incastonata tra piazza del Duomo e il Palazzo Reale, la struttura segna un punto nel panorama culturale non solo del capoluogo lombardo, ma del nostro Paese.

La trasformazione del Palazzo dell’Arengario in Museo del Novecento, a cura di Italo Rota e Fabio Fornasari, “si pone quale obiettivo fondamentale – è scritto nella presentazione ufficiale sul sito web – l’organizzazione all’interno del contenitore storico di un sistema museale semplice e lineare, che permetta di ottimizzare l’utilizzo degli spazi a disposizione e di restituire un’immagine forte e attraente all’edificio e alla nuova istituzione, così da trasformarlo in uno dei luoghi privilegiati della cultura a Milano”.

Finmeccanica 06 12 2010Un luogo che si candida, come è evidente, a un ruolo di primissimo piano nel panorama artistico e culturale. Con Finmeccanica a fare da main sponsor, contribuendo alla sua maniera allo sguardo sul Novecento. Negli spazi esterni antistanti al museo è stata infatti allestita un’area di 850 metri quadri in cui sono esposti un idrovolante Macchi M.67 del 1929, un elicottero AB47 di Agusta e il celeberrimo biplano SVA con cui Gabriele D’Annunzio compì la sua traversata in direzione di Vienna.

Il museo vero e proprio mostra al pubblico circa quattrocento opere selezionate tra le quasi quattromila dedicate all’arte italiana del Ventesimo secolo, proprietà delle Civiche Raccolte d’Arte milanesi.

“Diffondere la conoscenza dell’arte del Novecento per generare pluralità di visioni e capacità critica. Conservare, studiare e promuovere il patrimonio pubblico e la cultura artistica del XX secolo tramite ricerca e attività didattica.

Lavorare su più piani per favorire un approccio interculturale e coinvolgere un pubblico che spazia dagli addetti ai lavori, ai bambini, al visitatore di passaggio”. Questa la mission che si è dato non solo il Comune di Milano, ma anche e soprattutto chi dovrà portare avanti questo progetto, tanto affascinante quanto delicato.

Una perla nel cuore di Milano, dunque, e un evento a cui Finmeccanica Magazine vuole dedicare uno spazio speciale grazie al prezioso contributo di Marina Pugliese, Direttore del progetto della pinacoteca. Sue le parole che seguono.

“Il Museo del Novecento è proiettato verso la città. La torre dell’Arengario è pensata come uno spazio di incontro, con ristorante e bookshop, dove, negli orari di apertura dei servizi, sarà sempre accessibile Il quarto stato di Pellizza da Volpedo. Il grande Neon di Lucio Fontana nell’ultimo piano della torre è visibile da Piazza Duomo come segno luminoso, le mostre a rotazione al piano terreno sono visibili su via Marconi tramite grandi vetrate e tra una sezione e l’altra dei circa 3.500 metri quadri di superficie espositiva ci sono continue aperture con vetrate sulla città.

Il percorso espositivo è sviluppato in successione cronologica e aperto da una sezione dedicata all’Avanguardia internazionale con dipinti di inizio secolo di Picasso, Braque, Klee e Kandinskij, Laurens e Modigliani. A partire dalla prima sala del Futurismo, l’ordinamento è contrassegnato dalla presenza di sezioni monografiche, tra cui quella di Umberto Boccioni, con una collezione di opere unica al mondo. Segue l’arte degli anni Venti e Trenta, tra Novecento e Astrattismo con monografie di de Chirico, Morandi, Martini e Melotti, mentre a Lucio Fontana è stato dedicato il grande salone della torre dell’Arengario. La sala di Fontana è stata progettata come un’enorme opera ambientale, per allestire il grande soffitto del 1956 proveniente dall’Hotel del Golfo dell’Isola d’Elba e concesso in deposito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nonché il meraviglioso arabesco in neon di proprietà della Fondazione Fontana e i ‘concetti spaziali’ degli anni Cinquanta. A seguire una sala dedicata a Burri e alle opere informali dei maggiori maestri italiani (Vedova, Capogrossi, Novelli, Tancredi, Accardi). La sezione conclusiva, oltre 1.500 metri quadri situati nella manica lunga al secondo piano di Palazzo Reale e collegati all’Arengario da un tunnel aereo, è dedicata agli anni Sessanta con opere ambientali del Gruppo T e dipinti di grande formato di Pop Art italiana e Pittura Analitica. La sezione conclusiva del museo è dedicata all’Arte Povera e a Luciano Fabro, maestro milanese del movimento. Nella stessa ala, in tre sale appositamente dedicate, sarà trasferito il Museo Marino Marini. Il Museo del Novecento restituisce così alla città le collezioni di arte del XX secolo per proporsi come nuovo centro propulsore di attività culturali”.

La presenza di Finmeccanica si spinge poi anche all'interno delle mura museali, grazie a una video-installazione che costituisce un viaggio fra arte, ricerca, innovazione e superamento dei limiti che va oltre la storia dell’arte di un secolo e diventa la storia di una società, di un Gruppo industriale e di una cultura: una testimonianza, in mezzo a centinaia di altre, della spinta innovativa che il Ventesimo secolo ha marcato in ogni campo.

Tratto dal Finmeccanica Magazine n. 18